
Dopo la pausa natalizia, ecco ritornare il 22 gennaio alle ore 20.45, la Rassegna Cinematografica “Atlante familiare – Coordinate per un rapporto tra generazioni“ con il film d’animazione “Persepolis“, consigliato ad un pubblico adulto. Come sempre vi aspettiamo al Centro Socio-Culturale di via Patrioti 31. Ingresso libero e gratuito. Sul continua potete trovare la trama e la recensione della pellicola.
La vita di Marjane è segnata da due rivoluzioni. La prima rivoluzione è quella che vede Khomeini salire al potere in un Iran che cambierà radicalmente: dalla libertà che regnava infatti sotto il comando dello scià, l’Iran viene travolto da controlli pressanti sui comportamenti e sui costumi degli abitanti. La seconda rivoluzione è quella dell’adolescenza di Marjane, in Austria, dove è stata mandata dai genitori per proteggerla dalla guerra contro l’Iraq.
RECENSIONE DI “PERSEPOLIS”
Francia/Usa, 2007 – 95′
Regia: Vincent Paronnaud e Marjane Satrapi
Sceneggiatura: Vincent Paronnaud e Marjane Satrapi
Per prepararmi alla visione di “Persepolis” mi è sembrato corretto leggere il fumetto di Marjane Satrapi da cui è tratto, dato che, trattandosi di film d’animazione, volevo vedere come venisse utilizzata la versione cartacea della storia. Prima di esporvi le mie impressioni, comincio col dire che “Persepolis”, per chi non lo sapesse, è considerato il primo fumetto iraniano nonché uno dei fumetti più importanti dell’ultimo decennio. Con uno stile ironico che lascia però spazio, quando serve, al dramma, la Satrapi ha composto non solo un’importante opera grafica autobiografica, ma anche un affresco divertito, greve e storicamente attendibile di quello che fu l’Iran dopo la venuta di Khomeini.
Ammetto che da parte mia qualche titubanza c’era. Avevo paura che il fumetto venisse semplicemente trasposto in immagini senza alcun lavoro sull’animazione o sulla narrazione filmica, tradendo quindi le aspettative su quello che poteva diventare una delle pellicole più interessanti di questo 2008. A smentire la mia sciocca previsione è arrivato il premio della giuria al Festival di Cannes del 2007 e la successiva nomination agli Oscar come Miglior Filmd’Animazione (battuto, com’era prevedibile, da “Ratatouille“). Non avevo di certo pensato che la regia, essendo curata dalla stessa Satrapi (in coppia con Vincent Paronnaud) non poteva essere banale e didascalica, ma una nuova occasione per ampliare e rendere più completo il lavoro già fatto con la graphic-novel. Ed infatti è così. La Satrapi ha l’intelligenza di non utilizzare il suo fumetto come banale storyboard per la versione animata, ma ne mantiene solamente lo sviluppo narrativo, riscrivendo (anche se in questo caso sarebbe giusto dire ridisegnando) tutta la parte visiva, che serve in tutto e per tutta l’animazione. Possiamo poi notare come in realtà l’animazione riesca a donare nuova linfa vitale alla materia del fumetto, arricchendola di nuovi particolari e approfondendo alcuni discorsi e alcune personalità (come ad esempio il personaggio della nonna di Marjiane, ancora più bello che nel fumetto) riuscendo, nonostante tutto, a rimanere fedele al fumetto, come ad esempio i dialoghi tra la piccola Marji, Dio e Marx. I due registi hanno poi l’accortezza di dare quello che al fumetto mancava, ovvero la presenza di una colonna sonora che riesce al contempo a commuovere e a far sorridere (vedi il brano Eye of the tiger a descrivere il cambiamento di Marjiane). Pur mantenendo il bianco e nero fortemente stilizzato (e stilizzante) del fumetto, la Satrapi e Paronnaud mantengono veramente alto il livello dell’animazione, che non ha niente da invidiare ai blockbuster dei colossi statunitensi. Ottimo il doppiaggio italiano che vede Paola Cortellesi dare la voce a Marjiane (voce che nell’originale è di Chiara Mastroianni), Licia Maglietta a sua mamma (in originale era di Catherine Deneuve, mamma della stessa Mastroianni) e Sergio Castellitto al papà.
E se sotto il profilo qualitativo la pellicola è ineccepibile, sotto quello tematico lo è ancora di più. La storia di Marji è il cammino iniziatico di una bambina messa subito di fronte alle difficoltà della vita, alla morte, al declino inarrestabile di un Paese e dell’umanità che lo compone. Eppure proprio per questo motivo, “Persepolis” non è altro che un partecipato inno alla vita e alla libertà, che urla contro le discriminazioni (islamiche od europee che siano) in favore di un mondo attento alle persone e ai loro bisogni e desideri. Tutto questo con un tono ironico ed innocente (ma mai retorico) che man mano acquista la consapevolezza della maturità, con inserti drammatici veramente notevoli ed una sintesi visiva che lascia stupiti per la sua capacità di comunicare emozioni con pochi segni, con pochi colori.
Matteo Contin (PellicolScaduta)
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23 gennaio 2009 alle 20:45
Sono stata piacevolmente impressionata da questo film, mi ha sorpreso la narrazione semplice e spontanea che la protagonista fa dei fatti che accadono. La spontaneità nell’esprimere emozioni interiori rese benissimo anche dal disegno e dalla colonna sonora. Un film che fa riflettere anche nelle scene che ci hanno strappato risate sonore! Grazie della scelta! Complimenti all’organizzazione e all’accoglienza! Fiorella