Siamo giunti al terzo e ultimo appuntamento con il Cineforum “Work in progress – Cinema al lavoro”, giovedì 13 maggio 2010 sarà la volta di “Parole sante” di Ascanio Celestini.
La rassegna cinematografica è a cura di Matteo Contin in collaborazione con www.pellicolascaduta.it . INGRESSO LIBERO E GRATUITO, allre ore 20.45, presso l’auditorium del Centro Socio-Culturale Solbiatese (via dei Patrioti, 31).
” ‘Parole sante’ è un titolo perfetto per il documentario di Ascanio Celestini. Per chi non lo conoscesse, Ascanio Celestini di lavoro fa il teatro: non fa semplicemente l’attore, fa proprio il teatro. Il palco è spesso vuoto, la scenografia scarna: quello che rimane è lo stesso Celestini e le parole del suo teatro-narrazione. Non ci sono immagini a supportarlo, solo parole. Parole sante, appunto. E’ con le parole che Celestini orchestra il suo documentario sui lavoratori della Atesia, uno dei più grandi call-center europei. Ma perché proprio le parole? La cosa può sembrare strana, ma basta immaginare l’uso che aziende e Stato fanno delle parole per comprendere quanto l’approccio di Celestini sia corretto. Per lo Stato e le aziende, il lavoratore è flessibile, mentre in realtà è solamente precario. Per lo Stato e le aziende, il contratto è a progetto, mentre in realtà è solamente sfruttamento. E Celestini puntualizza su questo, smaschera il travestimento delle belle parole con un viaggio calato nel reale, dove le parole riacquistano sulla pelle delle persone il significato vero, diventano appunto, parole sante.
Celestini non ha manie di protagonismo e preferisce apparire il meno possibile all’interno del suo documentario per lasciare spazio ai veri protagonisti, gli ex-dipendenti della Atesia che, riunitisi in un collettivo, cercano da tempo di lottare contro gli sfruttamenti dell’azienda e le ingiustizie di Stato e sindacati. Celestini empatizza con i suoi intervistati, entra con garbo nelle loro storie, mantenendo per tutta la pellicola un tono ironico di fondo che si trasforma in potente arma contro i dirigenti dell’Atesia, contro uno Stato che non riesce a far mantenere la promessa di un’Italia fondata sul lavoro e contro i sindacati che raramente fanno gli interessi dei lavoratori. L’unico spazio che Celestini si ricava è quello di un direttore d’orchestra che, con la sua voce narrante, unisce storie, fatti e volti attraverso la parabole semplice ma efficace su un uomo e il suo rubinetto che perde.
‘Parole sante’ è un documentario militante. Non è una questione di colori politici (anche lo stesso Celestini non evita certo di criticare l’operato della sinistra italiana), ma di metodo nell’affrontare e descrivere un problema.”
Matteo Contin (www.pellicolascaduta.it)




